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Le donne, gli “anta” e lo sport: riniziare si può!

19 marzo 2021 – di Miriam Jahier

La storia dello sport è stata caratterizzata per molto tempo da una assoluta predominanza maschile  e ancora oggi questa discrepanza causa differenze rilevanti sia in termini di partecipazione sia di visibilità. Basti pensare che  è solo nel 2002, con il primo articolo della Carta dei principi dello sport per tutti che recita “praticare lo sport è un diritto dei cittadini di tutte le età e categorie sociali”,  che finalmente si accetta l’unità di genere favorendo la pratica ufficiale dello sport alle donne.

Ancora oggi, purtroppo, c’è molta enfasi ed investimento economico sullo sport maschile a discapito di quello femminile e gli emolumenti continuano a pendere a favore degli uomini.

In questo contesto non precisamente inebriante, cosa succede se spostiamo l’attenzione sulle donne entrate nei mitici “anta”?

Secondo gli ultimi dati Istat più di una donna su tre pratica attività sportiva dopo i 40 anni e alcune lo fanno anche a livello agonistico.

Eppure ancora oggi, generalmente, si pensa che la donna che inizia a far sport a 40 anni lo faccia per problemi di salute oppure per mantenersi in forma.

Niente di più errato!

Questo fa ancora parte di un predominante stereotipo maschile.

Si sa che la donna deve fare maggiore fatica per uscire fuori da una dimensione di “angelo del focolare” e anche sul lavoro deve combattere per avere diritti pari agli uomini. Questo processo di affermazione di sé si completa mediamente intorno ai quarant’anni.

Il cambiamento psicofisico di questa età, accompagnato da una nuova maturità, permette alla donna di liberarsi di tutta una serie di condizionamenti culturali e di potersi finalmente sentire libera di esprimersi. Lo sport ne rappresenta la condizione ottimale. Momento di svago, di autonomia, di aggregazione, di affermazione e anche di sfida e competizione.

Grazie alla pratica sportiva si acquisice una consapevolezza e una conoscenza del proprio corpo che permette di trovare il sano equilibrio tra il desiderio di migliorarsi continuamente, andando anche oltre il proprio limite, e quello di rispettarsi, in qualsiasi fase della vita ci si trovi.

I profili delle donne che si approcciano allo sport in questa fase della vita, sono ovviamente molteplici, ma possono essere categorizzate in due grandi insiemi.

C’è chi ha passato una vita da sedentaria e vuole iniziare a fare esercizio fisico e in questo caso si deve tenere presene l’età , i cambiamenti fisiologici del corpo, dandosi i giusti tempi di recupero dosando fasi di allenamento ad altre di riposo , bilanciando i carichi di lavoro per evitare infiammazioni, lacerazioni, traumi o lesioni.

Che chi invece ha un passato da  agonista in età giovanile e riprende l’attività in età avanzata (oppure non ha mai smesso): qui occorre fare attenzione a non cadere nella cosiddetta sindrome da” Highlander” che porta a un eccesso di stima nelle proprie capacità fisiche e mentali. Negli individui colpiti da questa sindrome si creano sia la convinzione che l’esercizio fisico possa preservare da qualsiasi stato patologico, sia la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio pregressi o attuali.

In entrambi i casi, il ritorno all’attività sportiva dopo un lungo periodo di inattività o di attività fisica saltuaria, può creare diversi scompensi e infortuni se non si calibrano adeguatamente intensità e durata. E’ sempre utile ricordarsi che un corpo a 40 anni risponde fisiologicamente in maniera diversa rispetto a un fisico di 20 o 30 anni,  Ivi compresi i tempi di recupero.


Fatte salve le precauzioni di cui sopra, c’è solo più da porsi una semplice domanda:  cosa aspettiamo a riniziare?


Le proposte sportive sono le più ampie e variegate, sotto provo a consigliarvi alcuni sport da cui è più semplice ripartire.

Naturalmente la corsa, il  RUNNING, è la prima scelta, almeno nelle fasi iniziali, dato che richiede poco investimento di attrezzature. Si inizia con una passeggiata o una corsetta tra amiche e immediatamente se ne percepisce il beneficio in termini di energia, tonificazione e benessere. Incomincia a diventare una pausa e una necessità improrogabile come momento per sé e come momento di condivisione e di aggregazione, ed ecco progressivamente aumentare il bisogno di mettersi alla prova e di sfidarsi con il sopraggiungere delle prime gare. Tutto ciò migliora non solo l’aspetto fisico, ma tonifica anche l’umore. La corsa dà energia, toccasana per l’umore e inoltre, come ben si sa, è risaputo che più si fa attività fisica e più si crea dipendenza data l’attivazione delle nostre endorfine che donano serenità e potenza mentale, oltre che buon umore.

Ci sono poi sport in cui ci si può confrontare, da sole o in squadra, direttamente con un avversario. Parliamo del tennis, il paddle, il beach tennis e il beach volley. In questi sport non si cimentano solo le sportive che hanno fatto agonismo nelle età giovanili, ma anche neofite assolute. A forza di praticare, ben presto nasce la voglia di confrontarsi e di sperimentarsi passando dal giocare per divertimento all’iscrizione a tornei, organizzati per ogni livello. Sono tutti momenti di svago, ma anche di gioco e di confronto. Si ritrova tonicità, ci si scarica dallo stress e spesso è una scusa per stare tra amiche. Inoltre si sviluppa la cooperazione e lo spirito di squadra.


Anche negli sport alpini in montagna le donne sono sempre più presenti. Lo sci da discesa, lo sci da fondo, lo sci alpino, le camminate in montagna con le ciaspole o d’estate il  trekking:  enormi sono i benenefici che si traggono dal contatto con la natura, dal silenzio e da panorami suggestivi. Ma non solo: il superamento degli imprevisti, l’affrontare le difficoltà, lo sperimentarsi danno alle donne un senso di potenza e di forza, nuova vitalità e nuova fonte di carica e di autostima.

Due parole anche sul ciclismo. La pratica delle donne in questo sport è cresciuta ed è  caratterizzata da una presenza del 30% . Il ciclismo è condivisione , ma anche sperimentazione di sé e soprattutto esaltazione dei propri limiti attraverso la fatica e il superamento degli stessi. Parliamo di bici su strada, mountainbike o nuove avventure con le Eco Bike.

E poi abbiamo il golf dove si registra una presenza sempre maggiore delle donne over 40 .
Anche qui il circolo diventa momento di aggregazione e di vita sociale, il bisogno di stare all’aria aperta, di imparare cose nuove e di sperimentarsi con la natura, ritrovando un nuovo centro, quello con sé stessi, lontano dagli obblighi familiari e casalinghi. Inoltre le gare a cui tutti possono partecipare, diventano un momento di verifica degli insegnamenti appresi, di voglia di miglioramento continuo oltre che, non ultimo, di un sacrosanto desiderio di vincere.

In conclusione, nello sport le donne possono allenarsi alla vita, misurarsi, stabilire obiettivi e raggiungere le mete prefissate facendo conto sulle proprie risorse, sul proprio impegno, sulla propria motivazione a tutte le età. Ma non solo. Possono condividere i risultati e successi in uno spirito di solidarietà e di cooperazione. Le donne sono capaci di fare team e quando alleate si dimostrano molto più persistenti e determinate degli uomini. Lo sport è un momento tutto per sé fuori dai condizionamenti e dai doveri di moglie, di mamma, di lavoratrice.

Per sentirsi donna, persona, per ritrovarsi e ritrovare il proprio spirito, quella bambina che corre, che compete e che si diverte, gioiosa di esprimersi e di confrontarsi con se stessa e con gli altri.

Miriam Jahier
Classe 1964, ex-giocatrice di pallavolo, praticante e professionista in SportPsycology
Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta.

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