Una vita in bicicletta

Maggio 2021 – di Elisabetta Maffeis

Sono nata in Val Seriana, a una quindicina di chilometri da Bergamo, in una famiglia di operai, molto modesta, ma appassionata di sport. 

La bicicletta è sempre stata nel nostro DNA, frutto anche della passione di mio papà Giovanni che tutti i giorni comprava la Gazzetta della Sport.

Nel ’62, mio fratello Giuseppe è ciclista esordiente e io, da quindicenne, sogno di seguire le sue orme. Il mio desiderio sembra un sogno impossibile, per molti addirittura ridicolo.

Mio padre capisce la mia passione e per testare la mia determinazione e forse anche per farmi demordere, il fine settimana mi porta su per il passo della Presolana con la bici da donna di mia madre; impensabile usare quella da corsa di mio fratello Giuseppe. 

Ma io non mollo, mi arrampico sui tornanti, spingendo sui durissimi pedali, sudando nei miei vestiti da donna non adatti ad una attività sportiva.

Vedendo la mia grinta e la mia passione, mio padre si rende conto che non lascerò perdere facilmente. 

Mia madre invece cerca di ostacolarmi in ogni modo. 

Coinvolge perfino il medico del paese, che riscontrando un leggero soffio al cuore cerca di convincermi a desistere, aggiungendo anche che avrei perso la mia fertilità in sella ad una bicicletta.

Ma il mattino dopo, invece di alzarmi, come di consueto alle 7 per andare al lavoro, rimango a letto, dicendo a mia madre che se il mio cuore malato non mi consentiva di correre, allora non potevo neppure lavorare.

Finalmente nel 1964 a 17 anni riesco a tesserarmi e a vestire la maglia della Granfort Bergamo, squadra nella quale gareggiava già mio fratello Giuseppe e Ivan Ruggeri, poi diventato presidente dell’Atalanta Calcio, con un giovanissimo Gianni Sommariva – altro big poi del ciclismo bergamasco e nazionale – quale tecnico di tutte le categorie.  

Da lì inizia la mia carriera che prosegue fino al 1973 anno di nascita della mia prima figlia. 

Dal 1966 al 1972 ho sempre vestito la maglia azzurra.

Nel 1970 ai mondiali inglesi di Leicester, insime a mio fratello Giuseppe, siamo stati i primi fratelli a gareggiare nella medesima edizione di un Campionato del Mondo su strada.

Nel 1971 mi sposo con Mario Crippa, il mio direttore sportivo nella squadra Eliplast.

Mi alleno alle 4 del mattino prima del turno in fabbrica. Si gareggia da marzo a ottobre, tutti i week end, e il nostro pubblico è molto numeroso, diviso tra curiosi e veri sportivi,

In 9 anni di attività, sempre lavorando in fabbrica, ho vinto più di 50 gare, compreso il Campionato Italiano nel ’66.

Il ciclismo è uno sport duro, ma amandolo mi sono divertita tanto.

Nel 2017 a 70 anni con un gruppo di amici ho fatto il Cammino di Santiago: 930 km in 10 tappe. Un’avventura indimenticabile.  

Ora ho quasi 74 anni, 2 figli e 4 nipoti. 

Per 28 anni, fino al 2000, oppressa dal senso del dovere di essere una buona madre e una brava moglie, ho appeso la bicicletta al chiodo, ma la mia passione non si è mai spenta. 

Ad un certo punto della mia vita però non ce l’ho più fatta e ho deciso di riprendere. 

I miei figli potevano benissimo rinunciare al pranzo della domenica per vedere la loro madre tornare felice e sudata dalle sue pedalate… e alla fine ci hanno anche guadagnato, perché mio marito ha deciso di diventare lui il cuoco ufficiale di casa.  

E da quel momento, nonostante vari incidenti, l’ultimo due anni fa, non ho più mollato: prima 30 km andata e ritorno dal lavoro, poi in pensione 2/3 giorni alla settimana tappe di 70/100/120 km, Mortirolo, Ghisallo, giro del lago di Como. Insomma tante sfide e tanti traguardi che mi hanno permesso di rimanere in forma, tenendo testa anche a molti maschietti pedalatori, alcuni addirittura più giovani. 

Lo faccio perché non posso farne a meno, perché è la mia medicina, mi fa stare bene, mi fa stare in forma e tiene allenato il mio fisico e la mia testa. 

Ma anche per portare avanti un modello di donna dinamica, un esempio di modernità e determinazione per i miei 4 nipoti, neanche a farlo apposta tutti maschi. 

Perché il ciclismo è sacrificio e devozione, fatica e sudore, ma anche libertà, benessere e voglia di superarsi continuamente.

Vedere oggi tante donne, di tutte le età, pedalare appassionate di questo bellissimo sport, da pioniera del ciclismo femminile mi rende felice e orgogliosa.

Elisabetta Maffeis – Classe 1947
Pioniera del ciclismo femminile, campionessa italiana nel 1966, ha vestito la maglia azzurra negli anni ’60 – 70′, partecipando a diversi Moondiali.

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