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In equilibrio tra Essere e Fare.

Accogliere l’elemento femminile del movimento attraverso lo yoga.

Giugno 2021 – di Stefania Valbusa

Quando parliamo di yoga tante sono le immagini che ci vengono alla mente.

La straordinaria popolarità acquisita da questa disciplina millenaria sui social, ha contribuito ultimamente a creare una idea di yoga come pratica ginnica di eterna giovinezza, spesso su spiagge favolose. E’ stato alimentato così un vero proprio fenomeno di lifestyle capace di influenzare scelte di consumo, dal food, all’abbigliamento, ai viaggi.

Molte di noi invece sono legate ad una immagine dello yoga come pratica puramente statica e meditativa, se non mistica, che poco si sposa con la nostra idea di movimento sportivo.

Qualunque sia l’immaginario che la parola yoga evoca nella nostra mente, esiste una verità semplice:

lo yoga è uno strumento per conoscere noi stessi. 

Nel testo simbolo dello yoga classico moderno, gli Yoga Sutra di Patanjali, l’accesso alla dimensione più meditativa dello yoga passa attraverso l’equilibrio e la purificazione del corpo e della mente. Mediente l’adozione di regole di comportamento e di precetti etici ‒ yama e niyama, che definiscono le coordinate per relazionarci con noi stessi e con gli altri ‒ e la pratica di asana e pranayama per purificare il corpo e riequilibrare la mente.

La pratica di asana è l’aspetto dello yoga che ha avuto maggior diffusione nel mondo occidentale, tanto da essere inserito dal CONI come sport nella categoria “ginnastica per il benessere”.

Al di là delle mode fitness che hanno generato varianti della pratica tradizionale spesso prive del valore originale, la pratica di asana può contribuire al benessere psico-fisico sia come disciplina in sé, sia introdotta a supporto dell’allenamento per altri sport a tutti i livelli.

In particolare, noi donne over possiamo trarre innumerevoli benefici dalla pratica yoga sia a livello fisico, come supporto alle fasi importanti della nostra femminilità, sia a livello mentale ed emotivo.

In una serie di articoli, esploreremo il valore aggiunto che la pratica yoga può offrire al nostro quotidiano e come lo yoga può accompagnare la gestione del periodo mestruale, della pre-menopausa e le trasformazioni della menopausa, rendendoci forti e stabili.

Vedremo inoltre come lo yoga può aiutarci a prevenire disturbi quali l’osteoporosi e a migliorare la percezione e il tono del pavimento pelvico come base per il movimento.

Siamo donne sportive e siamo mosse dalla passione, tapas: il movimento è gioia, energia, è sentirci vive!

Ma imparando a conoscere il punto di vista dello yoga, scopriamo come il movimento non può essere vissuto come fine a se stesso: la prospettiva offerta dallo yoga pone l’accento non tanto sul movimento in sé quanto sul modo in cui noi ci rapportiamo con il movimento.

L’elemento capace di trasformare il movimento puro e unidirezionale in un’esperienza che coinvolge non solo il corpo ma anche la nostra mente, è il respiro.

Attraverso l’integrazione del respiro sviluppiamo il nostro movimento all’interno di certi parametri di azione e ascolto, e questo ci permette di imparare a gestire sia lo sforzo fisico sia la modulazione degli stati d’animo, dai momenti up a quelli down.

Lo yoga ci allena a monitorare il nostro sistema nervoso offrendoci una sorta di neurofeedback continuo attraverso l’attenzione alla trama respiratoria.

Con lo yoga si integra il movimento a più livelli, e più andiamo in profondità più agiamo sul sistema nervoso, sui processi fisiologici e sul sistema miofasciale di organizzazione dei muscoli. Ci alleniamo a sentire che il movimento non è limitato ai singoli muscoli coinvolti, bensì viene distribuito e bilanciato attraverso catene muscolari connesse.

In particolare, noi donne sportive attraverso lo yoga possiamo stimolare una maggior efficienza a livello muscolare, fisiologico e neurologico perché portiamo alla coscienza l’elemento femminile nel movimento, quell’insieme di qualità capaci di renderci uniche che possiamo riassumere nella dimensione dell’ascolto.

L’ascolto ci aiuta a mantenere la continuità dall’elemento mobile, più esterno e visibile, alla dimensione interiore del movimento.

Queste riflessioni traggono spunto dalla teoria polivagale (Porges, Stephen W., La teoria polivagale, Giovanni Fioriti, Roma 2014).

Semplificando molto, possiamo comprendere come il respiro modula la variabilità della frequenza cardiaca e come essa sia indicativa della misura del benessere di base e dell’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico.

In particolare, quando respiriamo, nella fase dell’inspirazione viene stimolato il sistema nervoso simpatico con aumento della frequenza cardiaca. Nella fase dell’espirazione, attivando il nervo vago, viene invece stimolato il sistema nervoso parasimpatico che diminuisce la velocità del battito cardiaco. 

Quando il sistema nervoso è in equilibrio, con fluttuazioni regolari del battito cardiaco, siamo in grado di gestire non solo il nostro allenamento con risultati migliori e più duraturi, ma anche le nostre reazioni agli eventi che si verificano nel quotidiano, aumentando il valore aggiunto che la pratica sportiva offre alla nostra vita.

Un movimento slegato dal respiro, rimane facilmente ad un livello più superficiale e coinvolge in modo univoco i muscoli nel “fare”.

Attraverso l’attenzione al respiro invece, ci rapportiamo con il movimento in modo equilibrato e bilanciato, integriamo la gestione dei sensi, discipliniamo la mente ed aumentiamo la concentrazione: integriamo il fare il movimento con l’essere nel movimento con tutte noi stesse.

L’integrazione dell’essere con il fare, sviluppa quindi la nostra capacità di ascolto nel movimento e ci permette di cogliere i vari livelli di profondità e monitorare non solo il nostro allenamento ma come l’allenamento si integra nella nostra vita.

Noi donne dal punto di vista neurologico ci siamo evolute per avere la percezione di più stati contemporaneamente: siamo più attente a vari aspetti nello stesso momento avendo ben sviluppata la visione periferica, la facoltà di cogliere il contesto ed abbracciare visivamente l’ambiente intorno a noi e dentro di noi. 

Coltivando la visione periferica, il nostro approccio al movimento diventa quindi più completo in quanto il gesto muscolare è educato a sentirsi parte di un tutto in armonia.

Anche chi vive lo sport misurandosi in competizioni ad alto livello scoprirà che se non viene acquisito il principio femminile nel movimento, troverà difficoltà a gestire gli aspetti emotivi e le pressioni delle gare.

Lo yoga quindi ci offre l’opportunità di trovare, attraverso il respiro, l’integrazione tra l’essere, ciò che ci caratterizza e ci rende uniche, e il fare, l’energia del movimento: coltiviamo un equilibrio che ci permette di vivere lo sport a tutti i livelli e in tutte le fasi della nostra vita coltivando la facoltà dell’ascolto che ci rende empatiche verso noi stesse e il mondo che ci circonda.

IL CORPO É L’ARCO, L’ASANA LA FRECCIA E L’ANIMA IL BERSAGLIO

B.K.S. IYENGAR


Classe 1967, si avvicina alla pratica Iyengar Yoga nel 2003. Nel 2010 si diploma insegnante Centered Yoga. Studia a Mysore (India) dove ottiene l’autorizzazione ufficiale all’insegnamento dell’Ashtanga Yoga secondo la tradizione di Sri K. Pattabhi Jois . Insieme a Gian Renato Marchisio fonda nel 2010 Yoga Sutra Studio – Ashtanga Yoga Torino.

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